martedì 31 marzo 2015

Violette

La stagione si veste di viola.
 
Si veste del viola delle mammole, uno dei primi segni della primavera: fanno capolino con il loro inconfondibile colore al limitare dei boschi e negli angoli ombrosi dei giardini o al sole nei prati.
 
 
(foto dal web)
 
Godiamo della loro bellezza.
 

 

mercoledì 25 marzo 2015

(foto thequietfront.com) 
 
Tienimi sempre la mano, cara sorella
 
 

venerdì 13 marzo 2015

Spunto

 
"Era un lunedì d'ottobre del 1943. Una bella giornata con l'allegria spavalda di un uccello."
 
Truman Capote
 
 
 
Mi piace segnarmi sulla mia agenda (quella cartacea) le frasi che mi colpiscono durante la lettura di un libro.

Ora sono impegnata nella lettura di "Colazione da Tiffany", il romanzo di Truman Capote che avevo in libreria da parecchio tempo, ma che stava lì, nascosto tra gli altri, in attesa della mia attenzione.
Attenzione che è stata risvegliata dal bellissimo post della cara e brava amica Antonella del blog Il tempo ritrovato.
 
 
Il romanzo mi sta piacendo molto.


Gli uccellini hanno cantato una canzone per me stamattina...

 

mercoledì 11 marzo 2015

A mia sorella

(foto alzheimersreadingroom.com)
 
Avere una sorella è come avere l'anima divisa in due corpi.
 
(anonimo)

martedì 10 marzo 2015

Montanaro, ma aristocratico

Il palazzo Besta a Teglio in Valtellina si trova oggi in una frequentata  stazione turistica. Ma Teglio è un borgo antichissimo che già esisteva al tempo dei Celti e che nel Rinascimento è stato un centro di floridi commerci e di vivace cultura.
 
Sorge su un pianoro soleggiato, in posizione strategica, da cui si domina la valle, quella valle che da esso ha preso il nome: Valtellina-Valle Tellina, da Tyllin, il dio della forza dei Celti.
 
 
La zona, anche nel passato, era prospera: vigneti, frutteti, campi coltivati, allevamento del bestiame, miniere, cave, traffici e commerci garantivano il benessere alla popolazione.
 
 
Il palazzo Besta è il più insigne monumento di Teglio. Risale al '300, con ristrutturazioni del '500-'600.
Salendo per la Valtellina verso il paese si incontra una bellissima chiesetta romanica dell'anno 1000, San Pietro.
 
 
Più avanti è la chiesa di Sant'Eufemia, dal bellissimo portale gotico.
 
Inoltrandosi nella pineta si raggiunge una torre di epoca medioevale e scendendo si arriva finalmente al palazzo Besta.
Lo volle così Azzo II Besta traducendo in architettura, scultura e pittura il meglio del Rinascimento.
Già il massiccio portale raggiunge una rara eleganza decorativa; il discorso continua nel cortile, affrescato con le storie dell'Eneide.
 
 
 
 
 
Al piano nobile, il salone d'onore ed altre sale, racchiudono affreschi dedicati all'Orlando Furioso, alla Creazione, alle Metamorfosi e alla storia romana.
Ma anche ogni spazio disponibile si popola di ritratti, figure allegoriche e iscrizioni latine.
 

 
Compiuta la visita al palazzo ci sono ancora da scoprire le contrade del borgo dove si conserva un patrimonio artistico e civile di grande interesse.
Noi l'abbiamo fatto, ma dopo esserci seduti al tavolo di uno dei ristoranti dell'Accademia del Pizzocchero!



giovedì 5 marzo 2015

Il romanzo di Anika

Ho terminato ieri sera la lettura di "I tempi di Anika", il bellissimo racconto dello scrittore serbo Ivo Andrić di cui ho parlato lunedì.

Pubblicato nel 1931, è ambientato in un oscuro villaggio bosniaco la cui tranquilla e monotona esistenza viene sconvolta da due eventi inquietanti, tra loro lontani nel tempo.
Esiste davvero un paese chiamato Dobrun nel territorio di Visegrad in Bosnia. Credo che Andrić si riferisca proprio a quello perché nel romanzo viene nominata spesso anche Visegrad.
Visegrad è famosa perché è celebrata nel romanzo d'esordio dello scrittore: "Il ponte sulla Drina" e purtroppo perché fu teatro del primo episodio di pulizia etnica durante la guerra della ex-Jugoslavia.
 

 
Ma torniamo al libro...
Il racconto è bellissimo, intenso e fluido. La scrittura è quasi priva di artifici letterari, ma ricca di poesia soprattutto nelle descrizioni, ed è questo aspetto che mi ha maggiormente colpito: riuscire a fare di un romanzo breve e semplice un piccolo gioiello. 

Degna di menzione è anche la capacità che ha avuto Andrić di collegare le storie e i destini di personaggi che, apparentemente, non sono correlati tra loro.

Sono circa 130 pagine, poche, ma utili a conoscere un grande scrittore!

mercoledì 4 marzo 2015

Amenti di salice

Uno dei ricordi più vivi delle primavere della mia infanzia ed adolescenza è legato agli amenti di salice, quelle infiorescenze lanuginose, simili a batuffoli grigio-argentei, che appaiono appunto a primavera sui salici in montagna e in collina.
 

Perché sono legati ai miei ricordi? Perché la mia mamma, quando s'andava in montagna dai nonni per Pasqua, ne andava a raccogliere un bel mazzo che portava a casa per noi e per darne un po' alla mia maestra che li teneva sulla cattedra fino al loro appassire.
Questa tradizione durò fino a che anche la mia sorellina terminò le elementari.
 
 
Gli amenti di questo salice di montagna (chiamato "salicone") sono gradevolmente decorativi, si addicono, a mio parere, anche nell'arredamento moderno e minimal per la loro semplicità ed essenzialità.
Teneramente morbidi come batuffoli di cotone, fanno pensare ad animaletti pelosi.
 
(illustrazione http://imgur.com/)

I salici sono alberi o arbusti diffusi in tutto il nostro emisfero; a primavera in montagna fioriscono presto e pennellano il bosco di una delicata sfumatura  d'argento.
Quando mi capita di vederli, confesso che quasi mi commuovo al ricordo dei miei giorni di bambina: rivedo il vaso sul tavolo della sala da pranzo, e il piano verde-acqua della cattedra della maestra...il vaso è anche lì, sulla destra, e in entrambi si ergono diritti i rametti di salice.
 

lunedì 2 marzo 2015

"I tempi di Anika"

Ritorno dopo un'assenza durata più di un mese.
Tornare a scrivere sul blog mi riporta ad una quotidianità fatta di gesti semplici, forse ripetitivi, ma rilassanti ed intimi.
E' stato un periodo non certo facile, che ancora non è terminato, ma questa pausa a casa mia mi permetterà di tirarmi un po' su.
 
Dunque, ho deciso di parlare del libro (veramente è un libretto, non in senso sminuente, ma "quantitativo") che ho iniziato ieri sera.
 
 
 
L'avevo acquistato perché avevo letto in passato, dello stesso autore, "Il ponte sulla Drina", il suo romanzo d'esordio, la cui trama abbraccia diversi secoli, partendo dall'inizio del XVI secolo e giungendo fino alla prima guerra mondiale; è considerato da alcuni una lettura importante per la comprensione della storia della ex-Jugoslavia; un romanzo forte e vigoroso che mi era piaciuto.
 
Documentandomi un po' e perché mi piace conoscere più di un'opera dello stesso scrittore, sono giunta all'acquisto di "I tempi di Anika".
Devo dire che la lettura di poche pagine fatta ieri sera già mi ha convinta ed appassionata: non c'è niente da fare, un premio Nobel è un premio Nobel, soprattutto per quanto riguarda la letteratura!
Ivo Andric lo ricevette nel 1961 "per la forza epica con cui ha tracciato e rappresentato i destini umani concernenti la storia del suo paese".
 
 
Dal risvolto della copertina del libro riporto una succinta descrizione del contenuto del romanzo:
 
" -In ogni donna c’è un diavolo che bisogna ammazzare o con il lavoro o con i parti o con tutte e due le cose- insegna un vecchio detto serbo.
Ma Anika è un diavolo potentissimo che non si lascia domare e porta la rovina intorno a sé esercitando una sorta di magia erotica. Questo racconto, dove Andric ha dispiegato tutta la sua potenza di narratore, è la cronaca degli eventi tenebrosi che si svolsero ai «tempi di Anika». «Da quando era stata fondata quella città, da quando la gente nasceva e si sposava, non c’era mai stato un corpo simile, mai una simile andatura e un simile sguardo. Tutto ciò non era nato e non s’era sviluppato in rapporto con quanto lo circondava. Era capitato lì da chissà dove». Questo pensò Alibeg, governatore di uno sperduto paese della Serbia dove si era insediata la magia di Anika, colei che meditava «male e sventura come altri pensano alla casa, ai figli e al pane». Assistita da due cortigiane, nella sua casa discosta dal paese, Anika riceveva gli uomini, tutti gli uomini, e li incantava. Quel suo corpo mirabile era diventato un magnete che attirava a sé i sogni, gli odi e i desideri di un intero paese."
 
Sono certa che mi piacerà, lo finirò in fretta (come ho già detto, è breve) e ve ne parlerò più avanti.
Un saluto affettuoso a tutti.

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