martedì 28 ottobre 2014

Urbino

La storia del Rinascimento italiano ha avuto un momento cruciale in quella che è la provincia di Pesaro-Urbino, quel territorio che incontra l'Appennino Romagnolo e il mare Adriatico.
Queste terre sono state governate da affascinanti figure di condottieri-umanisti, come Sigismondo Malatesta a Rimini e Federico da Montefeltro, signore di Urbino.


E proprio in queste terre ancora a misura d'uomo, io e mio marito abbiamo trascorso le due passate domeniche: la scorsa a Carpegna e l'altro ieri ad Urbino per visitare il Palazzo Ducale, capolavoro dell' architettura quattrocentesca rimasto miracolosamente quasi intatto.
 
La residenza sorge sulla costa della collina e, nonostante sia gigantesca, si inserisce perfettamente nel contesto della città grazie all'uso degli stessi materiali delle case circostanti.
 
 
La facciata più scenografica è rivolta verso la campagna ed è inquadrata da due snelli "torricini".
 
 
(foto Wikipedia)
 
La residenza è un capolavoro di Luciano Laurana e di Francesco di Giorgio Martini. Si sviluppa attorno ad un luminoso cortile d'onore; salendo uno splendido e solenne scalone si accede al piano nobile con l'appartamento ducale.
 
 
La nostra visita si è snodata tra ambienti affascinanti, come la biblioteca del duca
 
(particolare del soffitto - foto http://tuttomusei.blogspot.it/)
 
e il suo studiolo con le raffinate tarsie lignee alle pareti.
 
 
Gli splendidi ambienti ospitano i capolavori della Galleria Nazionale delle Marche, come "La Muta" di Raffaello, un eloquente ritratto che ricorda un po' la Gioconda...e che naturalmente era in restauro!
 
 
o la "Flagellazione" di Piero della Francesca
 
 
o la celeberrima "Città ideale" (forse del Laurana)
 
 

o la "Madonna di Senigallia" sempre di Piero della Francesca.

 

Tutto il centro storico di Urbino è un susseguirsi di monumenti rinascimentali, palazzi medioevali e saliscendi panoramici.
La nostra passeggiata è terminata alla casa natale di Raffaello,

una grande casa con il pozzo, un cortile lastricato


e diverse stanze, che custodisce un delicato affresco di Madonna col Bambino attribuito ad un giovanissimo Raffaello.
Sotto un cielo limpido abbiamo lasciato questa città fatta di pietra e mattoni, trasformata dall'intelligenza e dall'ambizione di un duca in una "città in forma di palazzo".
 

mercoledì 22 ottobre 2014

Da un proverbio ottobrino . . .

"Vento d'ottobre grida come l'orco: fa cadere la ghianda che fa ingrassare il porco."

 
Oggi qui da noi soffia un vento decisamente autunnale, per cui ho cercato un bel proverbio adatto; ho trovato questo che mi si riallaccia alla gita che ho fatto domenica con mio marito.
 
Siamo stati nel Montefeltro, a Carpegna e nei dintorni: una bella zona, con panorami e paesaggi stupendi...visioni purtroppo rovinate dalla nebbia!
 
(ecco, appunto: all'orizzonte ci sarebbe stato un panorama stupendo!)
 
Mi sono piaciuti i boschi di faggi e le querce che punteggiano sempre il paesaggio marchigiano (ne feci anche un post tempo fa che, se volete, potete leggere qui.
Durante una breve passeggiata a piedi nel corso della gita ho raccolto diverse grosse ghiande dal cappellino spinoso che metterò nel mio centro-tavola autunnale.
Assomigliano a queste, per cui deduco che le querce in questione fossero "cerri"
 
 
 

 
La quercia è un bellissimo albero maestoso, simbolo di forza e solidità. Diffuso in tutta Italia, tutti lo conoscono e pensano di riconoscerlo; ma, attenzione, perché non tutte le querce hanno foglie lobate: alcune hanno il margine intero, quelle sempreverdi come il leccio e la sughera. Le informazioni necessarie per sapere a quale quercia ci si trova di fronte si ottengono dunque non soltanto raccogliendo qualche foglia, ma anche le ghiande che produce.
 
 
Durante il periodo delle glaciazioni le querce si sono localizzate lungo le coste del Mediterraneo, poi si sono diffuse anche al Nord non appena le condizioni ambientali lo hanno consentito.
Fino a qualche millennio fa le querce formavano estese foreste che ricoprivano l’intera Europa; successivamente tali zone sono state adibite dall’uomo al pascolo e alle coltivazioni, nonostante le ghiande fossero uno dei primi alimenti dell’uomo.
I Romani, invece, erano soliti conservare e proteggere tali foreste, soprattutto perché le consideravano un bene pubblico dal quale tutti potevano ricavare legno e ghiande. Consideravano sacri i loro boschi e custodivano in essi fonti, sepolcri e templi.

Per chiudere il cerchio ritorno al proverbio: un tempo le ghiande erano un alimento molto usato per nutrire i maiali perché sono ricche di proteine, carboidrati e grassi, minerali e vitamine; oggi vengono utilizzate dai suini che vivono allo stato brado o negli allevamenti biologici.

 
E per finire, da ammirare, uno splendido bonsai di quercia!
 
 
 

lunedì 20 ottobre 2014

Vecchie mattonelle

Nella casa di mia suocera, a parte il salone, la cucina e i bagni, c'erano dei pavimenti con bellissime mattonelle colorate: la gran parte della superficie era di colore neutro (grigio o beige) ma con cornici variamente decorate e colorate a fregi geometrici.
Mia cognata, che ha ereditato la casa, ha voluto mantenere questi pavimenti, opportunamente lucidati a nuovo: devo dire che ha fatto bene perché danno un tocco di originalità agli ambienti.
 
In rete ho trovato questa fotografia che mostra un utilizzo alquanto particolare di questo tipo di mattonelle; trovo che sia bellissimo questo angolo di cucina che abbina il legno del parquet alle piastrelle di cemento variamente colorate!
 
 
So che esistono degli artigiani che raccolgono i materiali dalle ristrutturazioni di vecchi edifici per rivenderli, magari non è difficile trovarle! A qualcuno potrebbe venire l'idea...
 

giovedì 16 ottobre 2014

La moda che fa snella

 
Stamattina qualche dritta per vestirsi "da magra", per chi magra non è, naturalmente!
 
Cominciamo con le scarpe stringate...
 
SI'  alle francesine col tacco affusolato, che slanciano la gamba

 
NO a quelle troppo maschili che fanno camminare in modo goffo e accorciano la figura
 
il tacco a cono...
 
SI' per la décolletée che è la scarpa perfetta dal mattino alla sera

 
NO per il tronchetto (portato con la gonna) che accorcia la gamba facendola sembrare più grossa
Bellissimo questo, però coi pantaloni!
 
 
la décolletée nera...
 
SI' a quella col tacco sottile
 

NO col tacco grosso e la fascia sul piede perché rende tozzi gamba e piede
 
E veniamo agli stivali, che è quasi stagione...
 
SI'allo stivale alto al ginocchio col tacco
 
NO  a quello arricciato che arriva a metà polpaccio
 
E la borsa in pelle?
 
SI'  al modello "postina" con la tracolla lunga
 
NO  alla borsa rigida e squadrata coi manici corti
(foto borsa Prada http://www.stylosophy.it/)
 

 
Ciao, e buona giornata!

lunedì 13 ottobre 2014

"Nebbia errante"

A mezza costa delle mie montagne
varca di nebbia un solitario velo:
esso ha lasciato il suo materno cielo
pel cheto amore delle mie campagne.
 
Ei varca sulle selve e sui vigneti,
entra nel grembo dei valloni ascoso,
narrando, pellegrin silenzioso,
degli spazi natii cari segreti.
 
Sotto quella fuggente ombra d'oblìo
treman l'erbe morenti alla pendice,
e a lei l'alpestre campanil ridice
il suo lamento, il suo lamento pio.
 
(Giovanni Bertacchi)
 
 
Mi pare di vederlo questo quadretto autunnale "dipinto" da Giovanni Bertacchi, io che conosco bene i luoghi dove nacque e che descrisse nel suo "Canzoniere delle Alpi"!
 
Giovanni Bertacchi è stato un poeta e un critico letterario vissuto a cavallo dei secoli XIX-XX. Nacque a Chiavenna e nelle sue poesie descrisse con nostalgia l'infanzia e i suoi luoghi d'origine, senza tralasciare i temi sociali.
La sua poesia subì fortemente l'influsso di Pascoli per il caratteristico gusto per le descrizioni del paesaggio.
 
È un poeta che mi è molto caro proprio perché nato a Chiavenna e vissuto a Milano, entrambi miei "luoghi del cuore". Tra le sue poesie mi piacciono soprattutto queste che cantano i paesaggi alpini.
Questa in particolare descrive un fenomeno assai comune lassù in Valchiavenna, nelle giornate umide: questi veli di nebbia che stazionano a mezza costa, attorcigliandosi tra gli alberi, i paesetti, le rocce...sono ornamento di un paesaggio incastonato nelle Alpi, aspro e selvaggio, ma aperto e grandioso.


mercoledì 8 ottobre 2014

"Mambo italiano" ♫♬♪


 
Il 20 settembre è stato il compleanno di Sophia Loren. Naturalmente in TV sono passati servizi, interviste, spezzoni di film. Tra questi mi ha divertito la scena del mambo ballato da Sophia e De Sica, scandita dal ritmo trascinante di questa allegra e orecchiabile canzone.
 
Il brano risale al 1954: è di un certo Bob Merrill, compositore statunitense che la adattò - pare - su un non ben precisato motivo tradizionale italiano. Era stato scritto nientemeno che per la zia di George Clooney (sì, proprio quel Clooney che ha riempito i TG col suo matrimonio veneziano!): Rosemary Clooney.
 
 
La Clooney era un'attrice e una cantante già famosa in quegli anni, tra l'altro anche raffinata interprete jazz. Questa canzone fu per lei "croce e delizia", in quanto la accompagnò per tutta la carriera oscurando un po' la sua fama di cantante jazz.
 
Il testo della canzone è divertente perché mescola parole italiane, come "mozzarella", "baccalà", "tarantella"...al ritmo trascinante e ballabile del mambo.
.........................................................
Hey mambo, don't wanna tarantella
Hey mambo, no more a mozzarella
Hey mambo mambo italiano
try an enchilada with a fish baccala
..........................................................
 
"Mambo italiano" in quegli anni ebbe una diffusione e un successo internazionali, interpretata anche da Dean Martin che ne fece un suo cavallo di battaglia.
 
(quadro di Carole Katchen)

Curiosità:
il mambo è una musica cubana a cui si associa il famoso ballo pieno di ritmo e sensualità.
 
(il post contiene notizie tratte dal web e dal testo "1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita" di E.Guaitamacchi - ed. Rizzoli)
 

sabato 4 ottobre 2014

Una cattedrale sottoterra

Nel 1971 alcuni ragazzi del gruppo speleologico di Ancona scoprirono la Grande Grotta del Vento, a pochi chilometri dalla città.
 
(le due foto sopra sono di www.italy-travel-vacation.com)
 
 
Furono coraggiosi a calarsi nel ventre della montagna, in una cavità profonda 200 m. che ora porta il nome di "Abisso Ancona".
 
Oggi, a tanti anni di distanza, i visitatori possono ammirare uno spettacolo straordinario, fatto di caverne immense, stalattiti e stalagmiti gigantesche, laghetti incantevoli e scenari difficili da descrivere.
 
 
  
Un mondo incantato costruito dall'acqua in un milione e mezzo di anni; le rocce sono state erose, incise, scavate in un fantasmagorico scenario bianco e miele.
Le stalagmiti che spuntano dal terreno creano strani riflessi e lunghe ombre; le stalattiti, invece, candide cascate e spettacolari scorci.
Ci sono stalagmiti gigantesche o ramificate così da sembrare alberi; c'è un laghetto di acqua azzurrina cosparso di isolette di cristalli; ci sono bianche colate di stalattiti parallele che emettono una vasta gamma di suoni; ci sono centinaia di piccole bianche stalagmiti o grandi colonne che sembrano di cera; ci sono concrezioni cristalline così preziose e inaccessibili che solo gli speleologi possono ammirarle.
 
 


 
 
Questa che ho descritto sommariamente è la parte pubblica, attrezzata in un itinerario turistico che porta il visitatore in una delle grotte più incantevoli, magiche e affascinanti del mondo intero.
 
 

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