venerdì 27 giugno 2014

Il balcone fiorito

Il mio balcone è da qualche anno tristemente privo di piante fiorite se non per qualche pianta grassa che appoggio sul davanzale del finestrone della sala che vi si affaccia. I motivi sono più d'uno: mancanza di tempo e di voglia di organizzare qualche vaso, ma soprattutto il fatto che, andando via per parecchio tempo d'estate, costringerei mio figlio ad averne cura e si sa i ragazzi...
Ora che sarò in pensione però certamente mi impegnerò dalla prossima primavera ad abbellire il mio balcone così da potermi godere qualche fioritura per tre-quattro mesi prima di partire.
 
Comincerei sicuramente a fine febbraio con una bella sfilata di primule che, se curate bene, regalano i loro fiorellini colorati fino all'estate.
 
Tra le prime a fiorire e tra le più facili da coltivare ci sono le viole.
Sono robuste, amano il sole o la mezz'ombra, annaffiature giornaliere e per fiorire abbondantemente ci chiedono soltanto di rimuovere i fiori appassiti.
 
Il geranio è un classico, -chi non ce l'ha? infatti è l'unica pianta che si affaccia sul cortile dal mio balcone!- è facile da curare e fiorisce a lungo, fino all'autunno. Va tenuto in un punto ventilato (quindi benissimo il balcone!); va bagnato tutti i giorni, ma senza esagerare, e concimato due volte al mese in estate.
 
Una delle piantine che mi piacerebbe avere (perché mi ricorda la mia mamma) è l'impatiens o Nuova Guinea o pianta di vetro; è molto ornamentale e la si può coltivare anche in casa. Non ama il sole, che la fa avvizzire, e va innaffiata tutti i giorni per mantenere il terriccio umido. Teme il vento (è delicata), ma non le serve concime.
 
Il sole dell'estate, invece, piace alla surfinia, quella varietà di petunia molto decorativa dalle tonalità varianti dal bianco al rosa pallido fino al viola deciso. Vuole parecchia acqua ed anche concimazioni frequenti.
 
Insomma, dal prossimo autunno non avrò più scusanti, quindi forza, dai Graziella...fissa sull'agenda un giro al vivaio!

sabato 21 giugno 2014

Un paese dal nome stregato

Usciti dal traffico della riviera ligure, nell'ottobre del 2011, risalimmo la Val Nevia e all'improvviso ci apparve Dolceacqua, un paese di quelli nati sulla riva di un fiume e che al fiume devono tutto.

 
Il fiume c'era davvero, placido e largo, ma poco profondo. Metà del borgo si arrampicava su di una riva, su fino al castello; l'altra metà sull'altra; e in mezzo un ponte, un arco sottile e slanciato di rara bellezza.
C'erano uomini che pescavano lungo le rive, immobili, tra i germani che nuotavano beccando.
Al castello arrivammo attraverso un labirinto di vicoli strettissimi tra case che sembravano sostenersi l'una all'altra con caratteristici archetti.
Salendo per questi carrugi incontrammo invitanti cantine che vendevano olio e Rossese, il famoso vino di Dolceacqua, e qualche graziosa edicola con la statua della Madonna.
La salita fu breve, ma ripida: dal castello si godeva un meraviglioso panorama dalla Costa Azzurra alle montagne.
 
Di Dolceacqua esistono quattro quadri dipinti da Monet che qui lavorò per un certo periodo: quattro vedute del castello e del ponte visti in differenti angolazioni e luce.
 


 



Scoprire Dolceacqua fu quindi un po' come ritrovare i colori affascinanti di Monet!

venerdì 13 giugno 2014

"Il peso"

Tutti quelli della mia età hanno certamente visto "Easy Rider", il film che ha rappresentato la cultura di controtendenza del '68.
Narra il viaggio attraverso l'America, da Los Angeles alla Louisiana, di due motociclisti, in totale libertà.
La colonna sonora è composta da canzoni rock di quel periodo, tra cui le celeberrime "Born to be wild" e "The Weight", il peso, appunto.
 
Il brano è la canzone più conosciuta dei The Band, uno storico gruppo rock canadese formatosi nel 1967.
È una riuscita miscela di musiche tradizionali americane, valorizzate dalle splendide voci talentuose dei membri del gruppo.
 

 
Racconta di un viaggiatore che incontra curiosi e stravaganti personaggi a Nazareth, in Pennsylvania, tra cui il diavolo.
L'autore della canzone disse di essersi ispirato a Luis Buñuel.
 
“Mi trascinai verso Nazareth
mi sentivo mezzo morto
ho solo bisogno di trovare un posto
dove poggiare la mia testa
- hey signore, potrebbe dirmi
dove un uomo può trovare un letto? -
Fece solo una smorfia
poi mi strinse la mano
e – no – fu tutto quello che disse."

domenica 8 giugno 2014

Frigoriferi nella roccia

Questa non l'avrei mai creduta se non l'avessi letta io stessa!
Pensavo che i "crotti" di Valtellina e Valchiavenna fossero un fenomeno unico in Italia; invece, sfogliando una rivista di turismo e viaggi, ho scoperto un breve articolo, correlato da foto e disegni, in cui si parla dei "balmetti" di Borgofranco d'Ivrea.
 
Come i crotti, essi sono cantine ricavate nelle grotte che si crearono in epoca glaciale quando nelle montagne si produssero faglie e fratture profonde in cui l'acqua è penetrata. Evaporando l'acqua forma una corrente d'aria fredda che esce appunto dai fori, dalle grotte nella roccia.
 
Davanti a questi soffi d'aria (che in Valchiavenna chiamano "sorel") gli uomini hanno costruito con muri a secco una stanza con un camino e una cucina dove mangiare e bere; ci tengono anche il vino, i formaggi e i salumi.
 
A poco a poco si sono allargati diventando un vero e proprio villaggio con angoli e strade dove la comunità si ritrova per festeggiare i riti conviviali.
Nell'articolo si parlava di una strada statale che avrebbe alterato il delicato equilibrio dei balmetti: spero si sia trovata una soluzione alternativa perché questo nucleo di architettura spontanea (come lo sono i crotti) costituisce un patrimonio straordinario da preservare.

domenica 1 giugno 2014

"Sorgo rosso"

“Sorgo rosso” è un romanzo dello scrittore cinese Mo Yan, premio Nobel per la letteratura nel 2012, uscito in Italia una decina d’anni fa. Mo Yan è un sorridente signore di circa sessant’anni, considerato il più grande scrittore cinese contemporaneo. È autore di alcuni romanzi e diversi racconti e storie brevi.
Questo suo famoso romanzo, da cui è stato tratto anche un film nel 1987, narra la storia di un anomalo clan familiare dello Shandong, una regione della costa settentrionale della Cina.


A raccontare in  prima persona è un appartenente al clan, nipote del bandito Yu Zhan'ao, il protagonista principale delle avventure della famiglia, che vanno dal banditismo degli anni Venti, alla cruenta invasione giapponese degli anni Trenta e Quaranta, fino al periodo che precedette la Rivoluzione culturale, in un affresco che ritrae un intero popolo, tutto un Paese. Tutto avviene sullo sfondo degli sconfinati campi di sorgo «che in autunno scintillano come un mare di sangue».


In mezzo agli alti fusti del sorgo scorre la storia di Yu Zhan'ao e della sua famiglia. Orfano di padre, la vita lo ha costretto a crescere in fretta, fino all’incontro fatale con la bella Dai Fengliang, obbligata ad un matrimonio disgraziato con il figlio lebbroso di un ricco distillatore locale, e alla tenace e disperata lotta contro l'invasore giapponese. Tutto questo ha fatto di Yu Zhan'ao un assassino e un eroe, un brigante e un guerriero coraggioso, sempre in lotta contro tutto e tutti.
 
E tra storie d’amore e morte, rituali magici e spiriti vendicativi, tra bande di cani feroci e uomini ridotti ad una vita misera e disperata, la storia arriva fino ai tempi recenti, quando il sorgo ha dovuto lasciar posto a varietà di culture ibride, segno di una vita che si è ormai contaminata, allontanandosi dalla miseria ma anche dalla grandezza di un passato divenuto mito.
 
Il libro è un capolavoro, una grande narrazione dove un uso sapiente del flashback e del salto dall'una all'altra generazione, l'alternarsi e il sovrapporsi del reale, dell'immaginario e del sogno, creano una trama a tratti difficile da seguire ma straordinaria. A volte il racconto è affascinante e rocambolesco, a volte troppo forte, crudo e violento, ma sempre e comunque capace di suscitare forti emozioni nel lettore.
 
A me è piaciuto soprattutto per la sua poesia, ben espressa nei paesaggi, nelle descrizioni e nei colori, spesso surreali: tutto è colorato per Mo Yan, anche i sentimenti e le emozioni.

Un libro da leggere e da consigliare.

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