mercoledì 26 giugno 2013

Vetro in mostra

Quando io e mia sorella ereditammo la casa in montagna che fu dei nonni, riordinando e ripulendo i mobili, scovammo parecchi oggetti di vetro, anche di uso quotidiano, che sono diventati un elemento di effetto decorativo, anziché finire nella spazzatura: bottiglie, brocche, bicchieri spaiati, ciotole...sono stati disposti e raggruppati in vari punti della casa.
L'unico inconveniente per i vetri lasciati in bella mostra è la luce che, attraversandoli, mette in risalto la polvere, ma, essendo la nostra una casa di vacanza, spesso facciamo finta di non vederla!
 
Nelle vetrinette (ne abbiamo tre) abbiamo disposto i bicchierini e le bottiglie da liquore sui vassoi a specchio (una volta si usavano), i piccoli animali e gli oggettini in vetro di Murano o Swarovski della mamma, i fermacarte, le statuine: producono un effetto di trasparenze e riflessi d'acqua; non sono oggetti di qualità, ma creano atmosfera.
 
Sul davanzale interno di una finestrina che non viene aperta quasi mai, abbiamo sistemato un gruppo di vasetti con o senza fiori di campo (d'estate se ne trovano di bellissimi) che sortiscono un bell'effetto con la tendina all'uncinetto crochettata da mia sorella.
Infine i vetri colorati: bicchieri da cucina, da bibita, caraffe...rallegrano l'austera credenza della nonna, rischiarati da vecchi piatti da portata di ceramica bianca disposti verticalmente sulla parete posteriore del mobile.
Una qualità, la trasparenza del vetro, molto affascinante perché la luce, attraversandolo, lo impreziosisce comunque.
Largo alla fantasia, dunque, nel disporre e raggruppare gli oggetti in vetro più disparati!
( le foto non sono mie: le ho reperite in rete per dare un po' di colore al post)

mercoledì 19 giugno 2013

La spada nella roccia

Tornando da un bellissimo giro in Maremma, ci fermammo all'abbazia di San Galgano che sorge isolata in val di Merse dove scorre il fiume omonimo, colorato per l'ossidazione e le discariche di antiche miniere di rame.
L'intera zona offre grandi possibilità di gite: paesaggi ameni, poderi e casali, ville, castelli, pievi romaniche e chiese.
San Galgano è una di queste:
 
era un'abbazia cistercense, risalente al 1200, costruita nel luogo dove un antico cavaliere morì, inginocchiato davanti alla sua spada conficcata nella roccia.
Eh sì, perché la "spada nella roccia" noi in Italia ce l'abbiamo davvero!
 
Si trova nella piccola cappella romanica, nata come mausoleo del santo eremita che fu cavaliere, sulla collina di Montesiepi.
Ha forma rotonda, a fasce concentriche di cotto e pietra, singolare ed elegante.
Sulle sue pareti Ambrogio Lorenzetti affrescò scene della vita del santo, che purtroppo appaiono assai danneggiate.
Ai piedi della collina, nella radura sottostante, ci apparve diroccata e abbandonata l'abbazia, costruita una cinquantina d'anni dopo la cappella-mausoleo e rovinata nel'700, quando crollarono il tetto e il campanile.
Oggi l'erba invade la navata e i rampicanti si aggrappano ai superstiti pilastri del chiostro; restano quasi intatti la sala capitolare e lo "scriptorium" del monastero.
E' un luogo estremamente suggestivo: una chiesa allungata nelle sue tre navate che mi evocarono processioni di monaci; rigorosa nelle linee rette e curve delle colonne e delle arcate gotiche e nei materiali opachi e pesanti.
 
Ora la chiesa è ridotta allo scheletro e proprio per questo mi colpì e mi commosse, insieme con la spada misteriosamente conficcata nella roccia.

domenica 16 giugno 2013

Il clorofito

Non ce l'ho più: purtroppo è seccata qualche anno fa; come tante altre me l'aveva regalata la mia mamma.
Dovrei aspettare un'amica o una conoscente generosa che mi dia una talea, cioè uno di quei ciuffetti apicali che radicano velocemente in acqua o in terra e che producono in breve un bell'esemplare dalle lunghe foglie striate di bianco.
Il clorofito è stata una di quelle piante che a un certo punto sono sparite dal mercato. Le vediamo ovunque nelle case, ma se le cerchiamo dal fioraio ci sentiamo dire che sono passate di moda. Così è successo all'aspidistra, alla clivia, al clorofito che è una graziosissima e robustissima pianta da interno, perfetta per chi è poco abile.
Va coltivata alla luce, ma non al sole e vuole frequenti innaffiature e concimazioni in primavera ed estate.

mercoledì 12 giugno 2013

Capolavori

A volte succede di non leggere i classici o i grandi libri di altrettanto grandi autori per timore di incappare in qualcosa più grande di noi, qualcosa che non si riesce a "reggere" per la grandezza delle parole e dei pensieri.
A me succede...e sbaglio! Perché i grandi libri, in quanto tali, non deludono mai e sono loro che ti trascinano ad amarli ed apprezzarli.
 
Prendiamo il caso dei romanzi di Steinbeck...
Ho conservato in libreria per ben vent'anni un volume che raccoglie tre capolavori di questo scrittore: "Furore - I pascoli del cielo - Uomini e topi": mai letto, per lasciar spazio a libri più moderni. 
Quando finalmente mi sono decisa, ho aperto le sue pagine ormai ingiallite e mi si è rivelato un libro trascinante, perfetto, scritto con grande maestria.
 
"Uomini e topi" è un romanzo breve e malinconico, forte e profondo. Mi hanno colpito le descrizioni dei luoghi, che sono ambienti pacifici e luminosi, contrapposte al tono della vicenda che invece è cruda e inesorabile.
Furore” è una vera e propria opera d’arte: una storia toccante, fatta di dialoghi impeccabili, descrizioni minuziose ma mai ridondanti, personaggi indimenticabili, passaggi a volte crudi ma mai fastidiosi. Un grande romanzo, vero e profondo! 
 
Ne “I pascoli del cielo” il protagonista è il destino avverso che rende drammatica la vita dei personaggi che animano le varie storie.
Su consiglio di una conoscenza di blog devo leggere "Al Dio sconosciuto", definito bello, bello, bello, con il suo sentimento "panico", nel senso di adesione alla natura, e  anche "Pian della Tortilla", poetico e straziante.
Sono rimasta letteralmente folgorata da Steinbeck, me ne sono innamorata: la sua prosa ti "stritola", ti avvolge fino a non lasciarti più. Non mi meraviglia che nel 1962 gli sia stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "Per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l'umore sensibile e la percezione sociale acuta".

sabato 1 giugno 2013

Una poesia malinconica

Io crebbi in un silenzio arabescato,
in un'ariosa stanza del nuovo secolo.
Non mi era cara la voce dell'uomo,
ma comprendevo quella del vento.
Amavo la lappola e l'ortica,
e più d'ogni altro un salice d'argento.
Riconoscente, lui visse con me
la vita intera, alitando di sogni
con i rami piangenti la mia insonnia.
Strana cosa, ora gli sopravvivo.
Lì sporge il ceppo, e con voci estranee
parlano di qualcosa gli altri salici
sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
Io taccio...come se fosse morto un fratello.
 
(Anna Achmatova)
 
 
Bellissima poesia, piena di malinconici ricordi...

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