mercoledì 29 maggio 2013

Una ciotola in bagno

Devo cambiare il lavabo che, dopo 20 anni di onorato servizio, dà eclatanti segni di sfinimento, essendosi ricoperto di sottili crepe nella ceramica.
Così io e mio marito abbiamo cominciato a girare per negozi, scoprendo un vero trionfo di "ciotole" rivisitate. Avete presente il vecchio catino smaltato e quella dolce atmosfera da bagno della bisnonna?
Ebbene, "fa tendenza" e la produzione moderna si adatta: ho visto tanti "catini" in ceramica, marmo, cotto, pietra, legno, acciaio, vetro, ardesia...che ricalcano le linee semplici di un tempo.
 
 
 
 
 
 
 
ecc. ecc...
Vi si discostano solo nei materiali, appunto, e nei colori: intensi blu, squillanti rossi, delicate opalescenze nelle tinte del mare.
 
Francamente questo tipo di lavabo mi convince poco perché temo che l'acqua, mentre ci si lava, finisca per inondare il pianale su cui poggiano queste bellissime ciotole...voi che ne dite?
Mi butto o punto sul classico?

domenica 26 maggio 2013

Una rocca a strapiombo

Una grande rupe calcarea si eleva in Romagna nella splendida valle del fiume Marecchia.
Su di essa sorge il borgo di San Leo, che ci accolse dopo una breve salita lastricata da antiche pietre; arrivammo nella piazza, con i palazzi nobiliari, la pieve, il duomo e la torre civica: un piccolo mondo raccolto e incantato.
Appena prima di entrare nella piazza però incontrammo il palazzo dei Della Rovere e in fondo ad essa ricordo il palazzo dei Medici che qui furono signori nel '500.
Pochi passi più avanti c'è la pieve: uno dei monumenti pre-romanici meglio conservati del nostro Paese; sorge nel luogo dove visse da eremita San Leo.
Proseguendo oltre c'è il duomo del 1100, in arenaria, che incorpora vari pezzi recuperati da templi pagani; la sacrestia presenta un minuscolo campanile e un'abside, come fosse una seconda chiesa.
Infine si innalza la torre civica, quadrata, che si affaccia sulla valle con grandi finestre.
Nel punto più alto della rupe sorge invece il forte, a strapiombo sulla pianura, un capolavoro di architettura militare, ma anche raffinata dimora per il signore rinascimentale, dove vedemmo esposte collezioni di armi antiche e moderne e ammirammo una pinacoteca.
Ci condussero anche a visitare le celle più celebri di questa che fu prigione pontificia, quelle nelle quali venne rinchiuso il conte di Cagliostro: l'orrendo Pozzetto e la stanza detta "del Tesoro".
Lasciammo infine anche la rocca con le sue memorie e i suoi segreti per tornare nello splendido e vario panorama romagnolo, diretti verso casa, ancora un po' in bilico tra passato e presente...un presente rappresentato dai gustosi piatti del ristorante "La Rocca"!

mercoledì 22 maggio 2013

L'Orrido che non è orrido

Sulla sponda orientale del lago di Como giace Bellano, paesotto di origine romana ("Bellus amnis": bel fiume) se non addirittura etrusca.
E qui un fiume c'è: il torrente Pioverna che ha scavato, chissà quando, un "capolavoro", un "miracolo" di straordinaria bellezza tra le grotte, i cunicoli, le spaccature e le fessure della montagna che fiancheggia il lago; l'acqua scorre serpeggiando e scende dall'alto fragorosamente finché trova la via libera verso il lago sottostante.
All'ingresso dell'Orrido si incontra la "casa del diavolo", una costruzione ardita e bizzarra nella quale, pare, si tenessero festini licenziosi nei tempi passati; da qui si comincia a sentire il brontolio, il baccano e il ruggito del fiume.
Si cammina su una passerella robusta verso il cuore dell'Orrido, tra scure pareti muschiose e lucide d'acqua che chiudono gli abissi in cui spumeggia il torrente...
...che ora appare, soffia e grida, ora scompare e si inabissa.
A mano a mano che si avanza tra salite e discese lo spettacolo si fa indimenticabile, severo e gioioso insieme: vi resterà nella memoria come un miracolo dell'acqua.
(Purtroppo non posso postare le mie foto perché, quando andammo all'Orrido nell'agosto del 2006, la giornata era nuvolosa, senza sole, e le fotografie che abbiamo scattato sono veramente brutte! Di conseguenza ho "rubacchiato" qua e là in internet...)

lunedì 20 maggio 2013

Uno strano nome

M'è capitato tra le mani un piccolo ritaglio di giornale in cui un articolo citava la marmellata di butamues. Mi sono chiesta come mai l'avessi tenuto, poi scorrendo riga dopo riga m'è venuto da sorridere perché i butamues non sono altro che le bacche di rosa canina, quelle che mia madre chiamava col rozzo epiteto lombardo di "grattacù"!
Anche in francese si chiamano "gratte-cul" per via di certi peli del frutto che irritano la parte menzionata.
Quando in montagna si andava per boschi con lei, ce li mostrava, questi frutti rossi, ed io e mia sorella annuivamo con scarso interesse, semmai ridendo del nome volgarotto col quale li designava. Non ci siamo mai domandate "perché e per come" li conoscesse.
Beh, con le bacche di rosa canina ci si fa una marmellata ricchissima di vitamina C e molto buona. Non so fare la marmellata in casa e non saprei dove cercare i cespugli di rosa di bosco, però la confettura di rosa canina la consumo spesso!

sabato 18 maggio 2013

Scalogno

Oggi non sapevo proprio come condire la pasta: niente di pronto e poco tempo a disposizione. Così, frugando nel frigo, son saltate fuori due salsicce che hanno contribuito alla preparazione di un primo rustico e saporito: la pasta con salsiccia e scalogno.
In 20 minuti è stata pronta, giusto il tempo di far bollire l'acqua e lessare delle pennette.
Di scalogni ne ho usati quattro, affettati ben sottili e appassiti a fuoco basso nel burro: formano un sughino morbido e dal gusto inconfondibile.
 
Un gusto aristocratico quello dello scalogno, una via di mezzo tra aglio e cipolla, che può sostituire con un risultato più raffinato.
Io ormai l'ho quasi sostituito del tutto alle cipolle; lo uso anche per preparare delle croccanti e gustose cotolette di vitello impanate.
(foto tratta da Donna Moderna)
 
Lo trito fine fine, lo faccio stufare pian piano nel burro in cui poi friggo delle fettine di vitello impanate col pangrattato aromatizzato con un mix di erbe di Provenza.
 
Crudo invece non mi piace, anche se così fa bene perché ha proprietà antiossidanti; tra le altre virtù del nostro bulbo c'è il fatto che disintossica e depura l'intestino e i reni, stimola l'appetito e favorisce digestione e diuresi.
Grazie, quindi, ai Crociati che, di ritorno da Ascalona (da cui il nome Allium ascalonicum), lo importarono in Europa tra il XII e il XIII secolo.

giovedì 16 maggio 2013

Per chi ama il blu

In natura le sfumature del blu sono innumerevoli: basti pensare ai colori del cielo e del mare, che suggeriscono profondità e leggerezza,
oppure all'azzurro intenso di un fiordaliso o all'indefinibile tinta del ghiaccio.
La sua versatilità ne fa una tinta per tutti i gusti: il blu, infatti, è sempre stato molto usato sia nell'arredamento che nell'abbigliamento. A me piace molto indossarlo a primavera in tinta unita, ma anche a righe sottilissime o a fantasie floreali o geometriche perché è capace di aggiungere un tocco di colore a qualsiasi insieme se è intenso o di diventare quasi neutro se è di una tonalità molto pallida.
Pensate ad un blu intenso che contrasta un rosso vivo...
...o un verde brillante...
...o una tinta neutra molto chiara!
 
Il celeste chiaro invece si può accostare a qualsiasi altro colore pastello perché solitamente armonizzano benissimo tra loro poiché contengono una quantità pressoché uguale di bianco.
Ciò è particolarmente valido (dal mio punto di vista) nell'arredamento delle camere da letto o nelle decorazioni del bagno per l'affinità con l'acqua.
Ma anche nell'abbigliamento mi piace molto l'azzurro col panna o il celeste col verde acqua.
A proposito, chi ama il blu apprezza la sincerità e l'onestà, è una persona degna di fiducia e fedele; ha un carattere gentile, semplice e sensibile: ama la natura, gli animali e i bambini.

lunedì 13 maggio 2013

Poesie eccelse

Conservo gelosamente questo libricino ingiallito dal tempo, con le sottolineature e i punti esclamativi della prima lettura.
Poesie magiche ed eccelse! Immagini strepitose, similitudini e metafore istintive e originalissime...
 
L'autore è Dylan Marlais Thomas (1914-1954), il poeta più originale degli anni Quaranta. Nacque in Galles e morì a New York; è una figura leggendaria di "poeta maledetto" che riconosceva come uniche influenze sulla sua poesia le forme spontanee di letteratura, le filastrocche e i racconti popolari, le più famose storie bibliche e due soli poeti inglesi del passato, Shakespeare e W. Blake, dei quali prediligeva l'aspetto magico e mistico.
 
I temi principali della sua poesia sono ripetuti in modo quasi ossessivo: la natura, vista come energia che scorre in ogni creatura vivente; l'infanzia, sia personale, sia quella della vita umana; l'orrore della guerra; la morte che vede come un momento transitorio nell'eterno ciclo dell'esistenza.
 
Il suo stile, come dicevo, è fatto di  metafore e di immagini che derivano dalle sensazioni; ha un effetto sconvolgente: o ti entusiasma o lo rifiuti.
Io ne rimasi affascinata sentendo recitare una sua poesia in un telefilm! Sì, proprio così!!
 
"E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia..."
 
Corsi in libreria ad acquistare il libro, che conservo ancora: è vecchio e ingiallito - avrà almeno 22 anni - ogni tanto lo sfoglio e leggo qualche verso...
 
"Qui in questa primavera, le stelle navigano il vuoto;
In questo inverno ornamentale
Lo spoglio cielo viene giù a rovesci;
L'estate seppellisce l'uccello nato in primavera..."
 

domenica 12 maggio 2013

Alla mamma

 
Alla mia mamma
penso ogni volta
che vedo il mare.
 
(Issa Kobayashi)

venerdì 10 maggio 2013

Per le mie amiche MAMME

Auguri!
 

 
Prendete pure il cestino di fiori: è per Voi!

giovedì 9 maggio 2013

Ordine in cucina

Organizzare lo spazio in modo razionale significa sfruttarlo meglio, ma anche avere tutto a disposizione.
L'ho imparato a mie spese!
Appena sposata avevo una cucinetta simpatica, ma poco funzionale: la credenza della nonna laccata di rosso faceva le veci di pensili e basi.
(non era questa, ma era fatta proprio così!)
Bella, ma quanto poco spazio! Per fortuna mio marito mi aveva costruito delle mensole e uno scaffale attrezzato...
Nella nuova casa ho voluto una cucina componibile con tanti armadietti, ma ho dovuto organizzare i mobili in modo da sfruttare al meglio l'altezza.
Con diversi tipi di accessori ho suddiviso lo spazio in modo da appoggiare più oggetti senza impilarli: i divisori che si appoggiano li utilizzo per barattoli e bicchieri;
sotto i ripiani ho agganciato dei cestini che sono perfetti per le lattine, le scatoline di tè e i barattoli piccoli.
Ho un separatore per le padelle che così posso prendere una per volta senza difficoltà, e un'angoliera per i piatti sempre divisa a ripiani.
Per i coperchi e i taglieri uso lo scolapiatti! Sì, perché, avendo la lavastoviglie, non lo adopero per il suo scopo primario.
 
I cassetti sono sempre un punto dolente perché facilmente si tramutano nel regno del caos; così ho suddiviso lo spazio utilizzando piccoli contenitori da frigo modulari dove ho sistemato gli oggetti che non trovano mai una collocazione, come i tappi, gli elastici, lo spago...
 
Naturalmente, come tutti, ho sfruttato la parete tra basi e pensili per sistemare gli oggetti di uso quotidiano, come le spezie, il rotolo di carta, le presine...usando semplici ganci o strutture componibili.
 
Infine ho ritagliato un po' di spazio per conservare le mie raccolte di cucina: riviste, libri e quaderni di ricette.
 
NB: tutte le foto provengono da internet


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