giovedì 14 novembre 2013

Lo yeti di casa nostra

Ne parlavano mio padre e i miei nonni, di questa leggenda valtellinese, quella dell' "uomo selvatico": un essere scontroso e animalesco, vestito di pelle o di foglie, che si nasconde agli uomini nel fitto dei boschi.
Vagherebbe per i nostri monti, questa creatura repellente, custode di preziose conoscenze. E' raffigurato in una casa contadina di Sacco, piccolo borgo della Val Geròla, una laterale della Valtellina, facilmente raggiungibile per chi provenga da Milano e si diriga a Bormio o all'Aprica, o per noi che venivamo dalla vicina Valchiavenna.
La stanza affrescata, detta "camera picta", si trova in un rustico risalente al Medioevo, composto da tre locali sovrapposti: la stalla, l'abitazione e la soffitta-granaio. Fino a pochi anni fa la camera era adibita a fienile e la si poteva ammirare soltanto in alcune stagioni, quando la scorta di fieno si era ridotta al minimo.
 
Ora i gentili proprietari la aprono al pubblico tutti i giorni, escluso il lunedì: saliti pochi gradini di pietra e raggiunto il ballatoio di legno,



ci apparve sulla cornice d'intonaco che definisce l'arco della porta un affresco che raffigurava una "Trinità", una testa a tre volti, e un augurio in caratteri gotici.
Entrati nella "camera picta" la nostra attenzione venne attratta anzitutto da una "Pietà" sovrastata da una scritta in latino che riportava anche la data del 1464.
Il personaggio più enigmatico, dipinto a lato dell'ingresso, era però lui, l' "Homo Salvadego", armato di clava, dalla cui bocca usciva a mo' di fumetto la frase: "Ego sonto un homo Salvadego per natura chi me ofende ge fo pagura" (Io sono un uomo selvatico di natura, a chi mi offende faccio paura).
 
Il resto delle pareti era coperto da motivi floreali e da massime in volgare e in latino che mi fecero capire che la società rurale di allora in quei luoghi era tutt'altro che decadente: i passi alpini portavano infatti in quelle contrade, insieme con le merci, modelli culturali, artistici ed architettonici assai raffinati.
 

6 commenti:

  1. Ciao Lella, post davvero bello. Il passato arriva a noi attraverso tante cose..e attraverso anche i post, veniamo a conoscenza di cose che altrimenti mai sapremo.
    La leggenda dell'uomo selvatico e scontroso aveva le sue ragioni di esserlo..difendere la natura non è facile specie ai tempi nostri.
    Grazie di aver condiviso e ora so davvero qualcosa in più grazie a te.

    Buona serata, ciao!

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  2. Mi piace l'homo selvadego; sono belle le foto che hai fatto: la pietà è molto tenera. Ciao.
    Paola

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  3. Post molto interessante,non conoscevo questa storia,grazie per aver condiviso.
    Buona serata Lella.

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  4. Ciao Lella, bellissimo e interessante questo post. Anche qui da noi si favoleggia di un "om selvaich " probabilmente è una leggenda che si ripete in tutte le Alpi.

    Le fotografie sono veramente belle!

    Buona giornata, a presto.
    Antonella

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  5. Belle foto ed interessanti notizie che ignoravo.

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  6. Mi ricordo questa gita! E comunque non è una leggenda, visto che è il nostro vicino di casa, vero Lella? :DDDDDD

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